Ciao Franco

Franco.

Sei entrato nel nostro mondo ovale in punta di piedi, fedele al tuo stile.

Neanche ricordo quanti anni fa. Ti ho tirato dentro per errore, pensa.

Non te l’ho mai detto.

Un messaggio inviato al Franco sbagliato, e dietro il filo c’eri tu. Cercavo complici per far ripartire il CUS. Visto e preso, sei arrivato e sei rimasto, hai piantato le tende.

Poi sono arrivati anche Stefano e Davide e tu li hai seguiti con equilibrio, mai condizionato dall’essere padre, concentrato sulle cose da fare, equidistante e giusto.

Così sei atterrato sull’Isola che non c’è, il non luogo dove si è leali, dove governa la passione e non l’interesse, dove si è amici per condividere il bene di tutti e non il male di qualcuno.

Sguardo sornione, la maledetta sigaretta e una lattina di birra, strano animale da centro sportivo, sai quanto abbiamo ancora da fare?

Ma proprio ora che stiamo per prendere casa? Chi lo dirà alle zanzare che ti torturavano?

Altro che zanzare… piano piano sei diventato un riferimento imprescindibile e il tuo spazio te lo sei guadagnato, come il rispetto, sul campo, parlando sottovoce.

Interagire senza prevaricare.

Pochi come te. Un privilegio essere tuo amico.

L’ho raccontato a Max: per la prima volta qualche giorno fa al telefono hai gridato. Eri arrabbiato, e protestavi per un motivo giusto.

Ce lo teniamo per noi quel fastidio che proviamo per gli arroganti.

Facciamo muro, qui sulla nostra Isola non c’è spazio per loro.

Cocciuto che sei, tu e le tue ragazze. Tu e quell’altro demonio di Lele. E prima ancora Ghigo…

Voi avete visto lontano.

Un passo alla volta, le avete cresciute, coccolate, preparate… e le avete portate in serie A, dove resteranno a lungo.

Quanto ti vogliono bene le tue ragazze, Franco.

Guarda che dobbiamo ancora occuparci di loro, Guerriero, siamo solo all’inizio.

Ah, ho ricevuto messaggi e telefonate da tante persone, oggi. Ho letto e ascoltato parole bellissime, perché chi ti ha conosciuto ha voluto ricordarti con pensieri mai banali.

Alessandra, Stefano e Davide, possono essere orgogliosi. Raccoglieranno a lungo la tua eredità morale.

Sei nei cuori di chi ti ha visto combattere mai rassegnato, e ha tratto sollievo dalle tue parole di speranza. In più hai conquistato i nostri ragazzi più grandi per la dignità con la quale hai portato a spasso la tua malattia.

Vedi cosa riesci a fare, Franco, perché qui abbiamo messo un sacco di carne al fuoco, non pensare di sparire.

Un abbraccio.

Sergio

Franco Diena - Cus Milano Rugby