Enzo Tinelli ci ha lasciati, il maledetto virus l’ha attaccato e se l’è portato via.

Enzo era di Codogno, un professore con la passione del rugby. Una passione infinita, più forte della distanza e della nebbia, che l’ha portato a Milano, per giocare al CUS e poi per allenare. Enzo ci ha allevati, a decine.

Ha parlato con noi, ha spiegato, ha insegnato.Un fratello maggiore per qualcuno, un secondo padre per qualcun altro, un maestro, un gentiluomo, semplice e autorevole. Molto più che un amico, non ha mai smesso di volerci bene, di seguirci e di tifare per noi.

Nella nostra chat ci ha parlato della sua febbre, della tosse, della spossatezza. Parole sinistre. Poi il tampone.

aggi con noi. Sono un lagunare, scriveva. Me la caverò.

Poi un alternarsi di notizie, speranze, timori, poi silenzio, e le uniche parole raccolte grazie a chi aveva contatti con le figlie, o ai nostri medici amici. Fino a stamattina, quando sulla chat è franata la notizia che non volevamo leggere.

La leggerezza ha lasciato il passo al dolore e alle lacrime.

Ora il pensiero va alla signora Francesca, e alle figlie, Cristina, Chiara e Greta.

Grazie per avercelo prestato. Se mettiamo in fila le ore, le settimane, i mesi e gli anni che ha passato con noi sul campo, con Enzo se ne va anche un pezzo della nostra vita.

Siamo un esercito di suoi ragazzi, e noi non possiamo neanche venire lì per abbracciarvi e salutarlo insieme.

Riposa in pace, Professore.